domenica 19 luglio 2020

Eros Ramazzotti fu bocciato all 'esame di ammissione del conservatorio


ImmagineEros Ramazzotti nasce a Roma il 28 ottobre 1963, nel popolare quartiere di Cinecittà. "Mio padre faceva il pittore edile e aveva tentato anche di fare il cantante incidendo alcune canzoni. Ricordo ancora i titoli: 'Voglio andare sulla luna' e 'Lui è uno'". "Alle elementari e alle medie ero uno studente normale. I problemi cominciarono quando chiesi di entrare in conservatorio. Fui bocciato all'esame di ammissione. Mi dissero che avrei dovuto prendere delle lezioni a pagamento per un anno e poi riprovare. La mia famiglia non aveva i mezzi. E allora mio padre mi iscrisse a ragioneria. Fu un disastro perché non provavo alcun interesse per questo tipo di studio. E al secondo anno mi fermai. Se avessi potuto seguire subito la mia vocazione non sarebbe successo. Il mio dispiacere per quel no del conservatorio, è rimasto immutato nel tempo, malgrado le cose". "Nonostante tutto questo non ho un cattivo ricordo della mia infanzia per le strade di Cinecittà: si giocava alla ‘nizza’, una specie di lippa. A volte veniva una signora con un furgoncino e ci portava a fare le comparse, nelle scene di massa di qualche film. Sulla strada ho imparato molte cose: capisci la vita, cosa sia il carattere, la decisione. Scopri che se vuoi sopravvivere devi sconfiggere la paura".
"Nel 1972 le cose non andavano per niente bene. Mio padre era senza lavoro. Ci vendemmo perfino la macchina. E facemmo domanda per emigrare in Australia. Ma anche quella domanda fu respinta. Un'altra bocciatura. Per la mia famiglia e per me". "Mio padre Rodolfo ha 63 anni e vive da solo a Passo Corese a 40 km da Roma. Gli sono molto grato per aver creduto in me. Ho deciso però di tenerlo lontano dal mio lavoro quando mi accorsi che si era dimenticato di considerare che, dei miei guadagni, metà sarebbe andata allo Stato per le tasse. Un errore comprensibile per un uomo che aveva fatto fino ad allora l'operaio e non il commercialista. Ma l'errore ebbe grande influenza sulla mia carriera e mi costrinse a dei compromessi contrattuali che ritardarono la mia crescita. Capii che era fondamentale avere accanto dei professionisti. Possibilmente bravi e onesti. L'amore e la famiglia non c'entrano. Mia madre Raffaella vive con mio fratello Marco (che lavora con me) a Milano".
"Tra l'’82 e l'’85 ho fatto il pendolare fra Roma e Milano. Abitavo (condizione alquanto singolare per un artista) nella sede della casa discografica che mi aveva sotto contratto, la DDD. Ero una sorta di monaco di clausura: studio, lavoro, promozione. Un modo di vivere che è continuato anche quando mi sono trasferito definitivamente a Milano. Una città magica dove si crea (e si distrugge), ma in ogni caso tutto si muove. E da qualche anno anche mio fratello Marco fa parte dello staff. È nata una struttura che si chiama Radiorama, un gruppo di lavoro omogeneo che mi aiuta a sviluppare progetti e idee, diretto dal mio amico, l'avvocato Ugo Cerruti". "La mia carriera musicale comincia quando mio padre riesce a farmi incontrare con Gianni Ravera, il potente 'patron' del Festival di Sanremo, che mi fa partecipare al concorso Voci Nuove di Castrocaro nel 1981. Arrivo in finale, ma non nei primi tre posti. La canzone che cantavo si chiamava 'Rock 80'. L'avevo scritta io stesso. Non era un granché. Ma ottenni il mio primo contratto discografico".
Immagine"Il contratto era con una giovane etichetta, la DDD. L'anno successivo uscì il mio primo 45 giri 'Ad un amico'. Non accadde nulla. Ma intanto mi trasferii a Milano e cominciai a studiare chitarra. Il mio discografico, Roberto Galanti, mi mise accanto Piero Cassano che aveva appena abbandonato i Matia Bazar. La collaborazione con lui si rivelò proficua. Passavo le giornate a studiare, a provare canzoni, gli atteggiamenti in scena, il playback".
"Il successo arrivò improvviso nel 1984 quando mi presentai nella sezione 'nuove proposte' del Festival di Sanremo con la canzone 'Terra promessa'. Arrivai primo. Le giurie mi dettero una valanga di punti. I critici dei giornali rimasero sorpresi. Non solo ero uno sconosciuto, ma nelle interviste ero abbastanza laconico e tendevo ad essere scortese probabilmente per timidezza. Ricordo il critico del più grande quotidiano italiano che, allontanandosi dal divano della hall dell'albergo in cui era stato costretto a intervistarmi ('costretto' perché ero arrivato primo), disse a mezza voce al mio discografico 'dio che buzzurro'".
"Mi offrono concerti, serate. Ma io, anche ben consigliato, dico di no. E l'anno successivo (avevo 22 anni) torno a Sanremo, Arrivo sesto con 'Una storia importante'. Io ci rimango male. Mi sembrava di meritare di più. Ma la canzone piace, arriva ai vertici delle classifiche in Italia e all'estero così come l'album che la contiene 'Cuori agitati'. Leggo i giornali: dicono che ho tutto quello che ci si deve aspettare da un cantante italiano: voce possente impostazione lirica, fisico da calciatore. Sarà…".
"Nel 1986 torno a Sanremo fra i big e stavolta vinco con 'Adesso tu'. Il decollo internazionale continua. La canzone è inclusa nell'album 'Nuovi eroi'."
"Il terzo Lp, 'In certi momenti', uscito nel 1987 (con la partecipazione di Patsy Kensit nel brano 'La luce buona delle stelle'), va ancora meglio. La tournèe, che segue la pubblicazione dell'album, mi porta a cantare per nove mesi di fronte ad oltre un milione di spettatori. Mi dicono che sia il primo rock show italiano ad imporsi ad un'audience così vasta".
"Nella tarda primavera del 1988 viene pubblicato il mini-album 'Musica è', che ha un impatto inatteso sui mercati discografici, superando le vendite di 'In certi momenti'. Dopo due anni di lontananza dai palcoscenici, nel 1990 esce 'In ogni senso', l'album che anticipa la mia prima esibizione negli USA, uno show sold out al Radio City Music Hall di New York. Il lungo periodo trascorso in tournèe si conclude con la pubblicazione di un doppio album live, 'Eros in concert' (1991). In seguito canto a Barcellona in un concerto che viene trasmesso in Mondovisione. Pausa di riflessione".
"Tre anni dopo torno alla ribalta pubblicando con 'Tutte storie', il lavoro fino ad allora più impegnativo della mia carriera che raggiunge in breve tempo la vetta di tutte le classifiche europee. Il videoclip di 'Cose della vita', il primo singolo, è girato dal celebre regista Spike Lee".
"La tournèe europea è tra le più importanti della stagione e si conclude oltreoceano, dove con l'aiuto di un vecchio aereo da carico sovietico suono negli stadi di quindici paesi latino-americani. Un'esperienza che in quel momento trovai stressante, ma che oggi mi sembra un'avventura di grande coraggio inventata col promoter Salvadori della Trident. Al rientro in Italia mi invento il 'trio', l'evento musicale dell'anno, dove canto insieme a Pino Daniele e Jovanotti. Soprattutto con quest'ultimo nasce un rapporto che con gli anni si trasformerà in vera e propria amicizia".
"Nel novembre '94 vengo invitato agli MTV Awards europei di Berlino, dove canto dal vivo. In questo periodo creo una mia struttura di management, 'Radiorama' e firmo un nuovo contratto discografico mondiale per la BMG International. Durante l'estate ’95 partecipo al Summer Festival, l'happening musicale europeo in cui sono co-protagonisti Rod Stewart, Elton John e Joe Cocker".
"Il 13 maggio 1996 esce 'Dove c'è musica', l'ottavo album, il primo completamente autoprodotto. Ho infatti creato un nuovo gruppo di lavoro in cui non figurano più una serie di personaggi 'storici' della mia vita di artista. 'Dove c'è musica' è realizzato tra l'Italia e la California, arricchito dalla collaborazione di musicisti di fama internazionale. Il pubblico e la critica parlano di 'nuovo Eros', creativo e stimolante, che si combina con quello già noto. Il risultato discografico è entusiasmante: oltre sette milioni di copie vendute. La tournèe europea che segue l'uscita del CD termina pochi giorni prima della nascita di Aurora Sophie, mia figlia avuta con Michelle Hunziker che oggi è mia moglie. Nei mesi successivi faccio il papà, metto le basi per il nuovo album e scrivo ‘That's all I need to know’ per Joe Cocker."
"Esce 'Eros', un 'greatest hits' dove cerco di collegare la spontaneità delle prime canzoni con il pop-rock internazionale di 'Dove c'è musica'. E aggiungo due canzoni inedite. 'Eros' comprende sedici canzoni: cinque in versione originale (tra cui 'Favola', 'L'aurora' e 'Più bella cosa'), sette reincise (da 'Terra promessa’ ad 'Adesso tu') e le due inedite: 'Quanto amore sei' e 'Ancora un minuto di sole'. Due le sorprese assolute in forma di duetto: 'Musica è', insolita collaborazione con Andrea Bocelli, e 'Cose della vita/Can't stop thinking of you', con la leggendaria Tina Turner".
Nell'ottobre del 2000 Ramazzotti torna alla ribalta con 'Stilelibero', un album ricco di canzoni di grande impatto e prestigiose collaborazioni internazionali.
Eros Ramazzotti - Stile libero
Si chiama "Stilelibero", l'album di Eros Ramazzotti uscito per BMG International, in tutto il mondo, il 27 ottobre 2000. Dodici brani inediti, racchiusi in un disco di studio curato personalmente fino all'ultima nota, con la collaborazione di Claudio Guidetti e Celso Valli, già presenti nei precedenti album, e con due vere e proprie star della discografia mondiale come Trevor Horn e Rick Nowels, che portano, in particolare nei brani da loro prodotti, un'aria di assoluta novità al mondo di Eros. L'uscita di "Stilelibero" è stata anticipata dal singolo "Fuoco nel fuoco", che è una canzone molto sanguigna, dai bagliori esotici, scritta dallo stesso Ramazzotti con Claudio Guidetti e Adelio Cogliati. Al centro del brano c'è il fuoco della passione che accende i sensi e diventa un ballabile sfrenato nel quale risulta impossibile separare gli elementi che contribuiscono così a formare una grande fiamma. Un brano a tinte forti, emotivo ed intenso con il quale Ramazzotti, con eleganza e intelligenza, sembra divertirsi a giocare con l'immaginario erotico-esotico del pubblico. Il singolo è entrato la prima settimana di programmazione direttamente al primo posto della classifica Music Control ed è stata la più alta new entry nella storia delle classifiche radiofoniche. Il video di "Fuoco nel fuoco" è stato girato a Londra dal regista Gregg Masuak. Eros Ramazzotti ha chiamato al suo fianco per questo nuovo album alcuni tra i più importanti musicisti del panorama internazionale, tra cui: Nathan East (basso), Michael Landau (chitarre), Steve Ferrone (batteria e percussioni), Greg Phillingaines (piano), Tim Pierce (chitarre), Charles Judge (tastiere, synths), Luis Conte (percussioni), Gary Grant (tromba), Jerry Hay (tromba), Larry Williams (sax tenore), Tim Carmon (organo), Ramone Stagnaro (chitarra spagnola), Paul Bushnell (basso), Brian Auger (organo Hammond), Lenny Castro e Rafael Padilla (percussioni), John Robinson (batteria). L'album, inoltre, contiene grandi sorprese tra le quali il toccante duetto con Cher in "Più che puoi" e la collaborazione di Jovanotti, autore del testo di "Improvvisa luce ad est". Nel cd c'è anche una traccia interattiva, che contiene: la biografia, la discografia, alcune foto nuove scaricabili, il videoclip di "Fuoco nel fuoco" e un video inedito con alcune immagini di Los Angeles. In Italia è disponibile anche la versione spagnola dell'album, intitolata "Estilolibre".fuer

domenica 8 marzo 2020

Covid – 19: una speranza da Napoli, si sperimenta una nuova cura



Gli ospedali napoletani Azienda Ospedaliera dei Colli e Istituto Nazionale Tumori Irccs Fondazione Pascale hanno trattato due pazienti affetti dalla polmonite subentrata a seguito da contagio da Covid – 19 con un farmaco noto come tocilizumab, solitamente usato come trattamento nell’ambito delle cure dell’artrite reumatoide.

La scelta di somministrare detto farmaco è stata fatta già nella giornata di ieri, sabato, e per la prima volta in Italia è stata resa possibile grazie ad una collaborazione tra  la Uoc di Oncologia dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, nella persona del direttore Vincenzo Montesarchio, Paolo Ascierto, direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto “Pascale” ,  virologo Franco Buonaguro e alcuni medici cinesi  del First Affiliated Hospital of University of Science and Technology of China. Il gruppo di lavoro ha lavorato con il team del Cotugno  con Rodolfo Punzi, direttore del dipartimento di Malattie infettive e urgenze infettivologiche; Roberto Parrella, direttore della Uoc Malattie infettive ad indirizzo respiratorio; Fiorentino Fragranza, direttore della Uoc Anestesia rianimazione e terapia intensiva; Vincenzo Sangiovanni, direttore della Uoc Infezioni sistemiche e dell’immunodepresso; Nicola Maturo, responsabile del Pronto Soccorso infettivologico del Cotugno e Luigi Atripaldi, direttore del laboratorio di Microbiologie e virologia.

Sono incoraggianti i risultati dopo le prime 24 ore di somministrazione sopratutto in uno dei due pazienti sottoposti alla sperimentazione.
Analogo decorso avevano avuto i pazienti cinesi sui quali era già stato sperimentato il farmaco. Si sta valutando se usare medesima cura per altri pazienti in situazioni critiche.
Fonte: ilMattino



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sabato 11 gennaio 2020

Breve storia di Chico Forti, e perché se ne parla ora in Italia


AGI.it

Breve storia di Chico Forti, e perché se ne parla ora in Italia 

Fu arrestato nel 1998 in Florida accusato di omicidio. 20 anni di dubbi, ai quali Le Iene hanno dedicato una serie di servizi 

Nelle ultime settimane si sono riaccesi i riflettori sulla vicenda Chico Forti, il velista e produttore televisivo italiano che negli anni ’90 ha fatto fortuna negli Stati Uniti fino al 15 febbraio del 1998, quando viene arrestato per l’omicidio di Dale Pike, figlio di Anthony Pike, dal quale Forti stava acquistando il Pikes Hotel, struttura che negli anni ’80 era al centro della movida dell’isola spagnola. Chico Forti, dal 2000, anno in cui una giuria lo ha ritenuto colpevole “oltre ogni ragionevole dubbio”, si è sempre ritenuto innocente e sono tanti i dubbi che negli ultimi vent’anni hanno accompagnato la vicenda giudiziaria del nostro connazionale.
Tutti dubbi sui quali per ultime Le Iene hanno acceso posto attenzione nelle ultime settimane con una serie di servizi che ricostruiscono tutta la storia. Se tutto ciò che abbiamo letto e visto in questi anni fosse vero, il governo americano si troverebbe a fare i conti con un caso di malagiustizia piuttosto evidente e clamoroso. Il processo a Chico Forti infatti, durato appena ventiquattro giorni, presenterebbe diverse lacune piuttosto sospette.
Il movente, che sarebbe riconducibile alla trattativa per l’acquisto del Pikes Hotel regge poco, secondo la ricostruzione della iena Gaston Zama, in atto c’era si una truffa, ma proprio ai danni di un ignaro Chico Forti, e non al contrario come sostenuto dall’accusa; tant’è che prima della condanna per omicidio premeditato, l’italiano era stato assolto da otto capi d’accusa riguardanti la frode. Le prove a suo carico, secondo diversi esperti, sia italiani che americani, ai quali è stato chiesto un parere dal programma di Mediaset carte alla mano, sono traballanti e del tutto inammissibili.
Tra qualche mese Chico Forti taglierà il checkpoint dei vent’anni passati dietro le sbarre del Dade Correctional Institution di Florida City, un carcere di massima sicurezza, e l’Italia, di fatto, in tutto questo tempo non è riuscita ad ottenere una revisione del processo, che negli Stati Uniti è ammessa solo in caso emergano prove nuove, non considerate durante l’udienza che ha portato alla condanna. Perfino i familiari della vittima dopo anni sono usciti allo scoperto dichiarando apertamente le loro perplessità circa la colpevolezza di Forti; lo ha fatto il padre Tony Pike, ora deceduto, al Tg5 una decina di anni fa e lo farà il fratello della vittima, sempre alle Iene, come anticipato sul finale dell’ultimo capitolo dell’inchiesta andato in onda.
Sono numerosi gli italiani illustri che hanno messo la faccia chiedendo al governo italiano un intervento diplomatico deciso riguardo la situazione di Chico Forti, da Fiorello a Jovanotti, fino a Red Ronnie e Marco Mazzoli con tutta la squadra dello Zoo di 105. Per quanto riguarda la politica già nel 2012 Ferdinando Imposimato, all'epoca suo legale italiano, e la criminologa Roberta Bruzzone hanno presentato un report all'allora Ministro degli Esteri Giulio Maria Terzi di Sant'Agata, ma senza ottenere azioni significative che andassero oltre una pubblica manifestazione di vicinanza. Stesso discorso per il ministro successivo, Emma Bonino, che dichiarò l’interesse nei confronti della vicenda. Bocce ferme fino a ieri, quando il Movimento 5 Stelle ha organizzato una conferenza stampa alla Camera per parlare specificatamente della questione.
Le parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro sono state chiare ed inequivocabili: “Quello che faremo nei prossimi mesi sarà questo: incontrare possibilmente il governatore della Florida e i rappresentanti diplomatici americani e chiedere la grazia”.
Chico Forti ha risposto all’iniziativa dei Cinque Stelle con un messaggio inviato direttamente al Ministro degli Esteri Di Maio, dove ci tiene ad evidenziare il “credito” che l’Italia ha nei confronti degli Stati Uniti, con un riferimento non esplicito ma evidente al caso Amanda Knox: “Onorevole Di Maio, anzi Luigi, visto che già ti considero un amico, tu hai già diritto di richiedere la commutazione di sentenza. Abbiamo rilasciato vari cittadini americani inclusi in Italia con sentenze equiparate alla mia. Richieste esaudite in tempi ristretti. Perché io non posso ricevere lo stesso trattamento? Ho passato vent'anni in catene per un delitto che non ho commesso”. “Ciò che voglio – continua Forti - è tornare in Italia, vivere il resto della mia vita da libero cittadino. Ciò che chiedo è giustizia. Una giustizia che mi è stata negata spudoratamente dal Paese che si proclama leader dei diritti umani”.
“È rincuorante – prosegue l’italiano rivolgendosi a Di Maio - sapere che state collaborando per la mia causa uniti, indipendentemente dalle ideologie politiche. Senza il vostro intervento terminerò i miei giorni in un sacco nero, senza lapide. Io accetterò la deportazione e il veto a rientrare negli Stati Uniti. Lo accetterò perché non ho altra scelta. – conclude poi il detenuto italiano - Sono agli sgoccioli di una riserva che ritenevo inesauribile. Sono stanco".   

I FANS DI LUCIANO CALDORE continuano a scatenarsi sui social

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